"Beati i perseguitati per causa della giustizia", diceva Gesù nel discorso della montagna. Perseguitati: ecco cosa sono da qualche mese a questa parte nella civile Italia i poveri e gli stranieri (due qualifiche quasi sempre sovrapposte). Perseguitati nel nome di una giustizia meschina, vuota di anima, tronfia e fiera di sé nell'aver spazzato via con ordinanze e codicilli quel che avevamo di più prezioso nello stare al mondo: la solidarietà tra di noi. Tratto da un dibattito contro il razzismo.

Lavoro.
Suddivido in tre "capitoli" per semplificare:
La Precarietà
La condizione di lavoro
La Costituzione
Temi astrusi di questi tempi, credo molto più che nel passato, almeno nel passato avevamo masse di persone che su questo tema hanno contribuito a dare un profilo che si integrasse con l'articolo uno della nostra costituzione e prevedesse un sistema di diritti che tutelassero anche se non completamente, la/il lavoratrice/tore, inoltre in questo periodo viene sistematicamente occultato il tema come se di fatto l'articolo uno su citato non esprimesse un concetto assoluto e oggettivo, lo cito per rigore:
ART 1: La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.
Questo può certamente lasciare margini demagogici, ad esempio qualche "malintenzionato" (le virgolette sono sarcastiche!) potrebbe dire: "mica c'è scritto "a tempo indeterminato"! ma certamente una vita non è precaria ammeno che, riallacciandomi allo stesso filone ideale di chi potrebbe esprimere tale concetto, non si viva e non si lavori dentro una cava!, chiedo venia ai minatori che da secoli non vivono ma si limitano ad un servilismo che gli ha collaudati, e anche questo termine vuole essere sarcastico.
Inizio parlando della precarietà, che tra un pò non esisterà più perchè verrà sostituita dalla disoccupazione, sono molto lampante e sincera anche rischiando di apparire "violenta" attraverso la mia terminologia.
I dati ci dicono questo comunque, che la spartizione di fette di potere ha la meglio su questioni ch riguardano la vita e l'agonia delle persone escludendo il caso Puglia il resto è merda!
Comprendo anche coloro che per mantenersi una poltroncina fanno finta di essere di sinistra o comuniste/i, alla faccia di chi da mesi dice che stiamo andando verso il massacro di noi stesse/i, e la risposta? la volete conoscere? eccola: "ma se non entriamo spariamo" beh invece così spariamo lentamente perchè lo spazio di azione è davvero marginale, e sempre più ristretto e, comunque, non tange nelle coscienze, l'esperienza pugliese invece ci parlava di meriti, di questioni, di battaglie che certo agiscono e si esplicano dentro delle coalizioni con interessi di lobby e poltrone ma governate da chi ha una purezza intellettuale e politica e questa tange davvero sul corpo vivo della società! in altri casi invece è davvero difficile, anzi impossibile ed anni di accordi con il centro-sinistra ciò hanno dimostrato.
Si continua a perpetrare uno status quo, di un capitalismo che sta agonizzando, ma siccome il re è nudo ora tira fuori le sue armi più "cattive" la più malsane, a scapito del lavoro e di temi sensibili come la salute ed i diritti in generale.
Questo mi porta al secondo tema, La condizione di lavoro.
Ci sono lavoratrici/tori sia precarie/i che stabili, compresi contratti vergognosi, anche questi come quelli a progetto, part-time però a tempo indeterminato, esistono aziende che portano al suicidio chi vi lavora all'interno, a causa di anni di mobbing perpetrato proprio per portare la lavoratrice o il lavoratore al licenziamento, invece paradosso vuole che queste/i ultime/i (ed il termine non può che essere appropriato) arrivino ad uccidersi ma non a lasciare il lavoro, telecom france parla meglio di me di questo fenomeno aberrante.
Genericamente si parla di lavoro e non si pensa ai sentimenti, alle ragioni di chi vive un agonia, perchè davvero di questo si tratta, persone si ammalano, si isolano, vivono incubi, smettono di mangiare, si drogano per reggere "i ritmi", e questi temi apparte anche nel caso Puglia, dove sono finiti? quanto vale la vita di chi è LA SPINA DORSALE DI UN ITALIA MALATA?! uno stato che uccide! parlo spesso della Puglia che all'inverso ha saputo guardare davvero al popolo tanto invocato malamente da chi della demagogia si fa scudo, di chi cela dietro ad essa la realtà e brandisce il popolo come se fosse del cartone da incenerire, e che di fatto viene incenerito proprio per come viene usato! la Puglia emerge invece; proprio per il provvedimento adottato a tutela delle/dei lavoratrici/tori e della popolazione contro la fabbrica più inquinante d'Europa, l'ilva di Taranto un esempio virtuoso di come si colloca una buona politica e la tutela della/del cittadina/o.
Sspesso penso alle malattie sul lavoro e a chi lavora in nero e muore in cantieri subappaltati dalle mafie, o, ancora, a chi finge di non vedere una guerra in questo mondo che dovrebbe emancipare invece rende schiave/i per proseguire una via utile solo a chi sfrutta delle tragedie umane.
Il terzo "capitolo" è la Costituzione, la tutela della persona è sacra per la nostra carta costituzionale, eppure negli anni il progressivo smantellamento dei diritti acquisiti con battaglie storiche di una classe lavoratrice che credeva di aver salva "la pelle" dopo di esse, e di poter invece inserirsi in un quadro di progressivo smantellamento di questi diritti, ha fatto si che oggi fenomeni come la morte sul lavoro, il declino di civiltà, lo schiavismo mascherato da esigenza di lavoro, la precarietà e le umiliazioni, hanno di fatto cancellato quei precetti nati dalla resistenza di chi non aveva nulla, ma solo la lotta per vivere!
Il mio blog si intitola "Per avere realmente bisogna perdere tutto" pian piano stiamo arrivando a questo, vale anche nei temi del lavoro, vale quando cediamo ad un ricatto per non sparire, scusa davvero misera e che non rende giustizia a chi ogni giorno lotta contro la morte, la morte dell'entusiasmo, la fine della speranza e certo non rende giustizia a Nichi Vendola che solo ha sfidato poteri molto più grandi di lui e li ha battuti tracciando la strada del "proviamo a batterci contro di loro per poi andare con loro e sfidarli! mostrandogli che un comunista, cattolico e gay può portare un progresso reale!".
| Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia |
| Data di pubblicazione: 21.01.2010 |
| Autore: Diamanti, Ilvo |
| Ci mancava questa. Dal blog “Bussola”, sul sito web Repubblica.it, 21 gennaio 2010 |
| ll Consiglio dei Ministri del prossimo venerdì 22 gennaio dovrebbe approvare la riforma della scuola superiore. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali, in via di definizione, la geografia scompare del tutto - o quasi. Non si sono sentite proteste, al proposito. Ad eccezione di quelle sollevate, comprensibilmente, dalle "associazioni di categoria" (in testa l'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e la Società Geografica Italiana), che hanno lanciato un appello accorato (su www.aiig.it e www.luogoespazio.info). Ma c'è da dubitare che troveranno grande ascolto. I problemi che contano e appassionano sono ben altri. Anche se il territorio continua ad essere evocato, per ragioni politiche e polemiche. I confini: vengono chiamati in causa quando c'è da respingere i clandestini. Frontiere invisibili divengono muri visibili per marcare la distanza dagli "stranieri". Per alimentare domanda di sicurezza, per richiamare la comunità perduta. Il nostro piccolo mondo che scompare, schiacciato dal grande mondo che incombe. Così si invocano le ronde, senza poi formarle. E i "confini" della città sono marcati da cartelli segnaletici che, accanto al nome di città "straniere" gemellate, avvertono: non vogliamo "stranieri", guai ai "clandestini". (Quasi che i clandestini si dichiarassero come tali, apertamente, all'ingresso della città). Siamo orfani dei confini che, tuttavia, non riconosciamo. E non conosciamo più. Come il territorio. Rimozione singolare, visto che mai come in quest'epoca le identità ruotano intorno ai riferimenti geografici. L'Oriente e l'Occidente. Che, dopo la caduta del muro di Berlino, non sappiamo più come e dove delimitare. In Italia, il Nord e il Sud. La Lega Nord e il Partito del Sud. Si rimuove la geografia mentre la geografia si muove. Insieme ai confini. Centinaia di comuni vorrebbero cambiare provincia. Oppure regione. E molte province si spezzano; mentre, parallelamente, ne nascono altre di nuove. E se guardiamo oltre i nostri confini abbiamo bisogno di aggiornare le mappe. Un anno dopo l'altro. Per de-finire i paesi (ri)sorti in seguito al crollo degli imperi geopolitici. Per "nominare" contesti senza nome oppure ignoti, un attimo prima, il cui nome è rivendicato da popoli che ambiscono all'indipendenza. Da minoranze che vorrebbero venire riconosciute e da maggioranze che ne reprimono le pulsioni. Così, scopriamo, all'improvviso, dell'esistenza di Cecenia, Abkhazia, Ossezia, Timor Est. Mentre Cekia e Slovacchia sono, da tempo, felicemente divise. Ma molti non lo sanno e continuano a "nominare" la Cecoslovacchia. In questo paese - ma non solo in questo - il "popolo" più detestato è quello Rom. Gli zingari. Accusati di molte colpe - talora a ragione. La principale fra tutte: non avere una patria. Una residenza. Rifiutarla. Troppo, per una società che ha dimenticato il territorio - sepolto sotto una plaga immobiliare immensa e disordinata. Ma continua a evocare le "radici". E non sopporta chi è nomade. Sempre altrove. Questa frase mi ha fatta molto riflettere sull'accettazione, sull'idea di distanza e di differenza, confini che diventano obblighi e censure, la paura agisce un ruolo importante nella privazione delle libertà individuali e giustifica gesti razzisti, giustifica morte e dolore, il dolore anche non è lo stesso, c'è quello dell'occidente, e quello delle/degli altr* l'altr* è la/il divers*, è colei o colui che non è conforme, che emerge da una massa che è certa di avere ragione, la ragione ha portato a regimi, domandarsi porta a dialogare... ma è una lezione complessa per chi è arrivat* al punto dove siamo arrivati con la nostra "cultura da tv"... Questa società: non ha più bisogno di mappe, bussole, atlanti, carte geografiche. Basta il Gps. Ciascuno guidato da un satellitare o dal proprio cellulare. In auto ma anche a piedi, in giro per la città. Una voce metallica, senza accento, intima. "Ora girare leggermente a destra, poi andare dritto per 100 metri". Ma se finisci contromano, una marea di auto che ti corre (in)contro; oppure davanti a un muro, a un divieto di circolazione, e ti fermi, preoccupato, si altera: "Andare dritto!!". E quando cambi direzione, per non essere travolto, non si rassegna e ordina: "Ora fare inversione a U". Anche se hai imboccato una strada a senso unico. La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società - questa scuola - non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società - questa scuola - questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada. ( 21 gennaio 2010) |