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Utente: Iscretta
Nome: Iskra nella notte...
Sono un artista, amo interessarmi di equa distribuzione, di rispetto ambientale e sono contro ogni forma di razzismo e prevaricazione.

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sabato, 06 febbraio 2010

Replicante

Nel passato le risposte per replicare.
Replicare se stess* credendo sia la via maestra, anche se questa ci ha portato alla rovina...
Ma il desiderio di riaffondare le spire dentro il marcio per garantirsi uno spiraglio di salvezza personale, cancella la memoria...
postato da: Iscretta alle ore 19:19 | link | commenti
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mercoledì, 03 febbraio 2010

ma le assemblee a che servono?

Ieri sono stata ad un assemblea di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà), premetto che l'idea che ha il mio partito mi piace ma le persone rovinano le idee migliori.
Fatta questa dovuta premessa arrivo all'assemblea di ieri, già conoscevano il nome del capolista delle liste di SEL ma hanno fatto un assemblea "per il popolo di SEL" ovvero per le/i tesserate/i, a che pro?
Forse come phantomima?
Perchè oggettivamente di questo si tratta, rivolgo a questo blog il mio completo dissenso perchè la politica non si fa prendendo per il culo chi ama le idee! Complimenti per aver usato anche Nichi Vendola e la sua opera di vera politica, politica con la P maiuscola la sua.


Torniamo qui il giorno dopo.
Il nome del capolista è solo una proposta, ma certamente non cancella il percorso che avevamo fatto per proporre un altro nome.
Ma già è meglio che se fosse stato definitivo.

Torniamo ancora sulla questione, nomi calati dall'alto, certo la scusa della sopravvivenza dovrebbe dare la possibilità di fare tutto!
Non ci ho mai creduto a questa scusa, perchè di scusa si tratta per giustificare azioni davvero poco democratiche, che avvallano dei personaggi per usarli, non mi piace affatto questa metodica.
 
postato da: Iscretta alle ore 20:48 | link | commenti
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venerdì, 29 gennaio 2010

Effetti e paradossi

Spesso rifletto sulle frasi di Baudelaire inerenti il progresso, quello che "i non dandy" di allora chiamavano progresso, e che lui considerava feccia, uno scritto che appunto parla di questo:

"Baudelaire  coglie la stupefacente demenza della modernità, poggiata su disvalori quali l'utilitarismo, il successo, la fama, con riflessioni assolutamnete profetiche. Per lui il Belgio e l'America sono i luoghi in cui meglio si riflette la bêtise contemporanea, ma anche la delirante contraffazione della realtà, mascherata da termini vuoti quali progresso, modernità, democrazia (Baudelaire è quel dandy lettore affezionato del reazionario De Maistre): " Qui si pensa in gruppo, si ride in gruppo, ci si diverte in gruppo. I belgi formano associazioni per trovare un'opinione. Così non esistono persone che provino maggiore stupore o disprezzo per quelli la cui opinione non è conforme alla loro. Dunque, qualsiasi dissidente è in malafede. Non essere conforme, è il grande crimine". Più avanti : " Il Belgio e gli Stati Uniti, bambini viziati dai giornali ", e anche: "Avarizia generale. Grandi patrimoni. Nessuna carità. Tutti sono commercianti, anche i ricchi"
L'attacco contro le magnifiche sorti e progresssive della Modernità e del Progresso, quello che trovava nei due fiori all'occhiello della società borghese ( le Esposizioni Universali, il colonialismo) i cardini della propria   'superiorità' si perfeziona in due frammenti, tratti da Mon coeur mis à nu e Fusées (Razzi) che evidenziano come ormai il Belgio sia un'escrescenza non solo grande quanto grande è il mondo, ma capace di superare persino confini temporali, di stendere l'ala soffocante e seducente della bêtise fino ai nostri giorni." tratto da: http://lafrusta.homestead.com/rec_baudelaire.html

Baudelaire parla specificatamente del Belgio ma in realtà bisognava guardare all'Europa intera, quella magnificenza, dell'orrido e del conformismo, era barbarie, il colonialismo, l'imperialismo e lo sfruttamento sono cose che da tempo campeggiano "sul progresso" inteso come lo intendono anche le società contemporanee.
Poi penso ad Haiti, dove questo ha sviluppato povertà e sottomissione, Haiti la cito perchè è l'ultimo paese in ordine di tempo ad aver subito "il nostro progresso", quello delle multinazionali, della povertà estrema, delle privatizzazioni, del primato industriale contro la vita, visto che si fa tanta retorica sulla "difesa della vita" ma solo alla nascita lo sviluppo della perwsona umana interessa poco a questi falsi cattolici! perdonate l'ardore ma da cattolica mi sento umiliata da cotanta demenza!
La crisi economica è il disfacimento di quel pensiero ultraliberista, ci stà toccando anche a noi, e stavolta non se ne uscirà con qualche guerra, il riferimento è al '29... per chi non lo avesse capito.
Un sito che sintetizza, se così possiamo dire, il mio pensiero:
http://www.ecolcity.it/cms/crisi-economica-2009-2010-2011-2012-2020-prepariamoci-a-diventare-poveri-2



postato da: Iscretta alle ore 12:19 | link |
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martedì, 26 gennaio 2010

Parliamo di....

Lavoro.
Suddivido in tre "capitoli" per semplificare:
La Precarietà
La condizione di lavoro
La Costituzione
Temi astrusi di questi tempi, credo molto più che nel passato, almeno nel passato avevamo masse di persone che su questo tema hanno contribuito a dare un profilo che si integrasse con l'articolo uno della nostra costituzione e prevedesse un sistema di diritti che tutelassero anche se non completamente, la/il lavoratrice/tore, inoltre in questo periodo viene sistematicamente occultato il tema come se di fatto l'articolo uno su citato non esprimesse un concetto assoluto e oggettivo, lo cito per rigore:
ART 1: La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.
Questo può certamente lasciare margini demagogici, ad esempio qualche "malintenzionato" (le virgolette sono sarcastiche!) potrebbe dire: "mica c'è scritto "a tempo indeterminato"! ma certamente una vita non è precaria ammeno che, riallacciandomi allo stesso filone ideale di chi potrebbe esprimere tale concetto, non si viva e non si lavori dentro una cava!, chiedo venia ai minatori che da secoli non vivono ma si limitano ad un servilismo che gli ha collaudati, e anche questo termine vuole essere sarcastico.

Inizio parlando della precarietà, che tra un pò non esisterà più perchè verrà sostituita dalla disoccupazione, sono molto lampante e sincera anche rischiando di apparire "violenta" attraverso la mia terminologia.

I dati ci dicono questo comunque, che la spartizione di fette di potere ha la meglio su questioni ch riguardano la vita e l'agonia delle persone escludendo il caso Puglia il resto è merda!
Comprendo anche coloro che per mantenersi una poltroncina fanno finta di essere di sinistra o comuniste/i, alla faccia di chi da mesi dice che stiamo andando verso il massacro di noi stesse/i, e la risposta? la volete conoscere? eccola: "ma se non entriamo spariamo" beh invece così spariamo lentamente perchè lo spazio di azione è davvero marginale, e sempre più ristretto e, comunque, non tange nelle coscienze, l'esperienza pugliese invece ci parlava di meriti, di questioni, di battaglie che certo agiscono e si esplicano dentro delle coalizioni con interessi di lobby e poltrone ma  governate da chi ha una purezza intellettuale e politica e questa tange davvero sul corpo vivo della società! in altri casi invece è davvero difficile, anzi impossibile ed anni di accordi con il centro-sinistra ciò hanno dimostrato.
Si continua a perpetrare uno status quo, di un capitalismo che sta agonizzando, ma siccome il re è nudo ora tira fuori le sue armi più "cattive" la più malsane, a scapito del lavoro e di temi sensibili come la salute ed i diritti in generale.

Questo mi porta al secondo tema, La condizione di lavoro. 
Ci sono lavoratrici/tori sia precarie/i che stabili, compresi contratti vergognosi, anche questi come quelli a progetto, part-time però a tempo indeterminato, esistono aziende che portano al suicidio chi vi lavora all'interno, a causa di anni di mobbing perpetrato proprio per portare la lavoratrice o il lavoratore al licenziamento, invece paradosso vuole che queste/i ultime/i (ed il termine non può che essere appropriato) arrivino ad uccidersi ma non a lasciare il lavoro, telecom france parla meglio di me di questo fenomeno aberrante.

Genericamente si parla di lavoro e non si pensa ai sentimenti, alle ragioni di chi vive un agonia, perchè davvero di questo si tratta, persone si ammalano, si isolano, vivono incubi, smettono di mangiare, si drogano per reggere "i ritmi", e questi temi apparte anche nel caso Puglia, dove sono finiti? quanto vale la vita di chi è LA SPINA DORSALE DI UN ITALIA MALATA?!  uno stato che uccide! parlo spesso della Puglia che all'inverso ha saputo guardare davvero al popolo tanto invocato malamente da chi della demagogia si fa scudo, di chi cela dietro ad essa la realtà e brandisce il popolo come se fosse del cartone da incenerire, e che di fatto viene incenerito proprio per come viene usato! la Puglia emerge invece; proprio per il provvedimento adottato a tutela delle/dei lavoratrici/tori e della popolazione contro la fabbrica più inquinante d'Europa, l'ilva di Taranto un esempio virtuoso di come si colloca una buona politica e la tutela della/del cittadina/o.
Sspesso penso alle malattie sul lavoro e a chi lavora in nero e muore in cantieri subappaltati dalle mafie, o, ancora, a chi finge di non vedere una guerra in questo mondo che dovrebbe emancipare invece rende schiave/i per proseguire una via utile solo a chi sfrutta delle tragedie umane. 

Il terzo "capitolo" è la Costituzione, la tutela della persona è sacra per la nostra carta costituzionale, eppure negli anni il progressivo smantellamento dei diritti acquisiti con battaglie storiche di una classe lavoratrice che credeva di aver salva "la pelle" dopo di esse, e di poter invece inserirsi in un quadro di progressivo smantellamento di questi diritti, ha fatto si che oggi fenomeni come la morte sul lavoro, il declino di civiltà, lo schiavismo mascherato da esigenza di lavoro, la precarietà e le umiliazioni, hanno di fatto cancellato quei precetti nati dalla resistenza di chi non aveva nulla, ma solo la lotta per vivere!
Il mio blog si intitola "Per avere realmente bisogna perdere tutto" pian piano stiamo arrivando a questo, vale anche nei temi del lavoro, vale quando cediamo ad un ricatto per non sparire, scusa davvero misera e che non rende giustizia a chi ogni giorno lotta contro la morte, la morte dell'entusiasmo, la fine della speranza e certo non rende giustizia a Nichi Vendola che solo ha sfidato poteri molto più grandi di lui e li ha battuti tracciando la strada del "proviamo a batterci contro di loro per poi andare con loro e sfidarli! mostrandogli che un comunista, cattolico e gay può portare un progresso reale!".

postato da: Iscretta alle ore 15:54 | link |
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Mediazione

Mediare non è svilirsi!
postato da: Iscretta alle ore 12:25 | link |
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sabato, 23 gennaio 2010

Per Nichi

Questo commento mi è stato linkato gentilmente da un caro amico, e non ho nulla da eccepire, tanto che mi sono venute le lacrime agli occhi:

Anomalia Nichi – di Lidia Ravera
Con quella zazzera grigia da ragazzo eterno, con quella bella faccia tonda, con quegli occhi che ammiccano allegri anche nei momenti peggiori, Nichi Vendola, rassomiglia davvero poco alla maggior parte del personale politico di questo nostro sciagurato Paese (avvocaticchi ampollosi, nullità logorroiche, trafficanti di alleanze e sudditanze). Non si impone (e non ci impone) né moglie e figli , né giacca e cravatta. Nessun conformismo, niente ipocrisia. Non è il “maschio eterosessuale bianco e anticomunista” (MEBA) cui si offrono i posti più prestigiosi qui da noi e lo dice. In compenso non si accoppia coi trans tra una messa e l’altra e non propone posti in giunta a qualche “signorina di scorta” per pagarsi un po’ di sesso. Se decide di raccomandare qualcuno è per il bene di tutti e non per il suo. Se fosse una donna sarebbe esattamente com’è: un’anomalia.
22 gennaio 2010

Spero che questa anomalia continui e si dirami in tutta italia, perchè sono davvero stanca dell'ipocrisia giustificata per arraffare pezzetti e bricioline e giustificare vite inutili mai degne di essere vissute nell'ombra, oppure celando se stess*, Nichi ti voglio bene.
postato da: Iscretta alle ore 17:04 | link |
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giovedì, 21 gennaio 2010

La Geografia

Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia
Data di pubblicazione: 21.01.2010

Autore:  

Ci mancava questa. Dal blog “Bussola”, sul sito web Repubblica.it, 21 gennaio 2010

ll Consiglio dei Ministri del prossimo venerdì 22 gennaio dovrebbe approvare la riforma della scuola superiore. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali, in via di definizione, la geografia scompare del tutto - o quasi. Non si sono sentite proteste, al proposito. Ad eccezione di quelle sollevate, comprensibilmente, dalle "associazioni di categoria" (in testa l'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e la Società Geografica Italiana), che hanno lanciato un appello accorato (su www.aiig.it e www.luogoespazio.info). Ma c'è da dubitare che troveranno grande ascolto. I problemi che contano e appassionano sono ben altri. Anche se il territorio continua ad essere evocato, per ragioni politiche e polemiche. I confini: vengono chiamati in causa quando c'è da respingere i clandestini. Frontiere invisibili divengono muri visibili per marcare la distanza dagli "stranieri". Per alimentare domanda di sicurezza, per richiamare la comunità perduta. Il nostro piccolo mondo che scompare, schiacciato dal grande mondo che incombe. Così si invocano le ronde, senza poi formarle. E i "confini" della città sono marcati da cartelli segnaletici che, accanto al nome di città "straniere" gemellate, avvertono: non vogliamo "stranieri", guai ai "clandestini". (Quasi che i clandestini si dichiarassero come tali, apertamente, all'ingresso della città).

Siamo orfani dei confini che, tuttavia, non riconosciamo. E non conosciamo più. Come il territorio. Rimozione singolare, visto che mai come in quest'epoca le identità ruotano intorno ai riferimenti geografici. L'Oriente e l'Occidente. Che, dopo la caduta del muro di Berlino, non sappiamo più come e dove delimitare. In Italia, il Nord e il Sud. La Lega Nord e il Partito del Sud. Si rimuove la geografia mentre la geografia si muove. Insieme ai confini. Centinaia di comuni vorrebbero cambiare provincia. Oppure regione. E molte province si spezzano; mentre, parallelamente, ne nascono altre di nuove. E se guardiamo oltre i nostri confini abbiamo bisogno di aggiornare le mappe. Un anno dopo l'altro. Per de-finire i paesi (ri)sorti in seguito al crollo degli imperi geopolitici. Per "nominare" contesti senza nome oppure ignoti, un attimo prima, il cui nome è rivendicato da popoli che ambiscono all'indipendenza. Da minoranze che vorrebbero venire riconosciute e da maggioranze che ne reprimono le pulsioni. Così, scopriamo, all'improvviso, dell'esistenza di Cecenia, Abkhazia, Ossezia, Timor Est. Mentre Cekia e Slovacchia sono, da tempo, felicemente divise. Ma molti non lo sanno e continuano a "nominare" la Cecoslovacchia.

In questo paese - ma non solo in questo - il "popolo" più detestato è quello Rom. Gli zingari. Accusati di molte colpe - talora a ragione. La principale fra tutte: non avere una patria. Una residenza. Rifiutarla. Troppo, per una società che ha dimenticato il territorio - sepolto sotto una plaga immobiliare immensa e disordinata. Ma continua a evocare le "radici". E non sopporta chi è nomade. Sempre altrove.

Questa frase mi ha fatta molto riflettere sull'accettazione, sull'idea di distanza e di differenza, confini che diventano obblighi e censure, la paura agisce un ruolo importante nella privazione delle libertà individuali e giustifica gesti razzisti, giustifica morte e dolore, il dolore anche non è lo stesso, c'è quello dell'occidente, e quello delle/degli altr* l'altr* è la/il divers*, è colei o colui che non è conforme, che emerge da una massa che è certa di avere ragione, la ragione ha portato a regimi, domandarsi porta a dialogare... ma è una lezione complessa per chi è arrivat* al punto dove siamo arrivati con la nostra "cultura da tv"...

Questa società: non ha più bisogno di mappe, bussole, atlanti, carte geografiche. Basta il Gps. Ciascuno guidato da un satellitare o dal proprio cellulare. In auto ma anche a piedi, in giro per la città. Una voce metallica, senza accento, intima. "Ora girare leggermente a destra, poi andare dritto per 100 metri". Ma se finisci contromano, una marea di auto che ti corre (in)contro; oppure davanti a un muro, a un divieto di circolazione, e ti fermi, preoccupato, si altera: "Andare dritto!!". E quando cambi direzione, per non essere travolto, non si rassegna e ordina: "Ora fare inversione a U". Anche se hai imboccato una strada a senso unico.

La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società - questa scuola - non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società - questa scuola - questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada.
( 21 gennaio 2010)
TRATTO DA:
http://eddyburg.it/article/articleview/14553/0/372/

Un articolo sul cosa vorrebbero togliere.
postato da: Iscretta alle ore 22:57 | link |
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giovedì, 14 gennaio 2010

Patetic*

Siamo al solito paradosso del meno peggio, stiamo per votare un personaggio filo americano, liberista, a favore delle guerre imperialiste, che comunque ad oggi non risolverebbero questo tipo di crisi che è strutturale e di sistemi clientelari non paragonabili alle altre fasi del capitalismo, questa è la crisi definitiva non se ne esce con qualche invasione...
Sono estremista ma quello che dico è la pura verità, inoltre il paradigma ambientale ci pone dinanzi ad una verità cruda il dover cambiare per non morire, lo stato del nostro pianeta è esasperato e cambiare modello di sviluppo è l'unica soluzione, ad oggi ancora non abbiamo effetti tragici a catena ma il modello di sviluppo è lo stesso che altera le temperature in maniera sconvolgente che fa crollare case che sono state condonate e quindi dovrebbero (il condizionale è d'obbligo) sopportare un terremoto, ogni riferimento non è puramente casuale, e questi sono solo due esempi.
Dico che non si tratta di un periodo perchè è crollato un sistema economico-sociale, culturale e ambientale e non se ne uscirà facilmente ammeno di non metterlo completamente a critica.
postato da: Iscretta alle ore 23:02 | link | commenti
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lunedì, 11 gennaio 2010

Parole

Quanto contano per noi? specie quelle non dette che poi si trasformano in gesti che non avremmo mai pensato di compiere, è alla base del reprimere, questo modus operandi, apposta ho sempre pensato che è meglio non essere capita piuttosto che nascondersi per conformismo o per aspirare ad essere una pecora!
postato da: Iscretta alle ore 23:13 | link | commenti
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sabato, 02 gennaio 2010

Poesia dell'abbandono



Cosa si può desiderare oltre l'abbandono?,
quell'abbandono che può anche condurre a restare se stess* e scegliere di lasciar andare le paure...
quelle che logorano le aspettative, che influenzano gli attimi...
Una clessidra che si svuota dinanzi agli occhi indulgenti... padrona del tempo!
L'acqua scorre ed è come se attraversasse il mio corpo straziato dalla poesia maledetta eppur così necessaria a compiere il suo ed il mio volere!
Agisci sola, come in se fossi persa in uno spazio infinito illusione di occhi capace di sognare anche di giorno.
postato da: Iscretta alle ore 20:35 | link | commenti
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